Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, la Banca centrale americana, ha chiarito da tempo che a fine anno intende tornarsene all’università di Princeton. Il presidente Obama ha così l’opportunità di nominare un nuovo capo della Fed.

DUE CANDIDATI VERI

I due candidati principali alla presidenza della Fed sono stati sino a ieri Larry Summers e Janet Yellen (nella foto). Ora Summers si è ritirato, chiedendo a Obama di escluderlo dalla rosa dei candidati per evitare le polemiche che avrebbero accompagnato una sua eventuale indicazione. Vedremo più avanti perché. Qui vale la pena di ricostruire il quadro della corsa alla presidenza della Fed per capire come si arriva al vertice della banca centrale americana.

Summers è stato segretario al Tesoro negli ultimi anni dell’amministrazione Clinton e capo del National Economic Council sotto la presidenza Obama. Yellen è l’attuale vice presidente della Federal Reserve ed ex presidente della Fed di San Francisco. Dopo la rinuncia di Summers appare ormai la grande favorita.

Il processo di selezione è assai inusuale per diverse ragioni. Primo, non ci sono molti precedenti. Paul Volcker, inizialmente nominato dal democratico Jimmy Carter, era stato rinominato dal repubblicano Ronal Reagan. Alan Greenspan, nominato da Reagan, era stato riconfermato da Bush, poi da Bill Clinton e di nuovo dal secondo presidente Bush. E naturalmente Bernanke è stato nominato dal più giovane Bush e rinominato da Obama. Dunque i mercati finanziari e l’opinione pubblica prestano grande attenzione alla nomina di un nuovo presidente.

La Casa Bianca spesso fa sapere prima alla stampa chi c’è nella short list per la presidenza della Fed e poi fa la sua scelta. Sotto tutti gli aspetti entrambi i candidati appaiono estremamente qualificati. Sono stati fatti anche altri nomi, tra cui Roger Ferguson, Donald Kohn, Stan Fisher e Tim Geithner, ma ci sono pochi indizi che qualcuno di essi sia stato preso in seria considerazione; i siti di scommesse li danno tutti a 30 contro 1 o a quote più alte.

Lawrence “Larry” Summers, supercandidato sino a ieri, è un bravo economista che ha due zii vincitori del premio Nobel. Ma si porta dietro una vicenda di cose dette e fatte che creano grande polemica. Quando era presidente dell’università di Harvard, Summers fece delle affermazioni largamente criticate sul perché ci fossero così pochi scienziati donna. Durante l’amministrazione Clinton Summers è stato anche impegnato in quella “deregulation” che molti critici ritengono abbia portato alla crisi finanziaria. Ritirandosi, Summers ha voluto evitare polemiche al Congresso soprattutto su questo.

Janet Yellen non è un’economista così famosa come Summers, ma gode di una buona reputazione per le sue analisi accurate. Tuttavia il presidente Obama aveva lavorato con Summers, apparentemente si sentiva più a suo agio con lui e sembrava convinto che Summers sarebbe stata la persona più adatta per guidare la Fed nell’eventualità di un’altra crisi. Yellen è sempre stata vista come un manager migliore, ma Summers appariva quello che può uscirsene con una soluzione originale se spuntano problemi.

I PASSAGGI  DALLA NOMINA ALL’INSEDIAMENTO

Il capo della Fed deve avere l’approvazione del Senato, prima dal Banking Committee e poi dall’intero Senato. Molti membri democratici del Banking Committee avevano annunciato che avrebbero votato contro Summers. Ma qualche repubblicano poteva vedere Summers meno “colomba” sulla politica monetaria, ritenendo meno probabile che portasse avanti una politica monetaria accomodante per stimolare la crescita economica.

La cronologia ora è questa: presumibilnente Obama nominerà qualcuno al più tardi entro il mese; quindi vi saranno udienze parlamentari seguite da un voto che consentirà al nuovo presidente dell Fed di insediarsi non appena Bernanke avrà lasciato. Ma vi saranno altri posti vuoti nel FOMC (Federal Open Market Committe), il comitato di controllo sui mercati, dal momento che diversi governatori se ne andranno e ci sono voci che anche la stessa Yellen potrebbe lasciare se non fosse nominata presidente. Così  Obama avrà l’opportunità di nominare anche un certo numero di governatori della Fed accanto al presidente.

Il prossimo numero uno governerà la Fed tra il 2014 e il 2018, entrando quindi nel periodo di mandato del prossimo presidente degli Stati Uniti (che si insedierà alla Casa Bianca nel gennaio 2017). Attualmente la Fed sta discutendo l’abolizione dello stimolo monetario (QE-Quantitative Easing) che presumibilmente ha aiutato l’economia a sopravvivere alla crisi. Il compito del prossimo presidente sarà allora quello di “stringere” gradualmente la politica monetaria. Ma nessuno può dire se ci sarà un’altra crisi.

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