Il risparmio postale svolge ancora un ruolo importante in Italia e i cosiddetti Buoni fruttiferi hanno saputo evolvere in rapporto alle necessità di una clientela diversificata. Oggi la loro offerta è talvolta migliore rispetto perfino a quella di molte banche, anche di spicco. Occorre però capirne bene le diverse caratteristiche e scegliere quindi in funzione delle esigenze di breve, medio o lungo periodo. Ecco un approfondimento della gamma di Buoni più significativi attualmente disponibili presso gli sportelli di BancoPosta.

GLI ORDINARI – Sono quelli in assoluto meno allettanti, poiché si caratterizzano per rendimenti marginali, il che è inevitabile in una situazione di tassi praticamente a zero come quella attuale, e per una clausola di non riconoscimento di interessi nel caso se ne richieda il rimborso prima che siano trascorsi 12 mesi dalla sottoscrizione. Attualmente le cedole previste sono scalari, passando dallo 0,25% del primo anno al 3,5% del 20° anno, con un rendimento effettivo lordo – se si arrivasse a scadenza – del 2,16%, equivalente all’1,89% netto (considerando l’aliquota fiscale attuale del 12,5%). Ipotizzare di restare investiti per 20 anni con un risultato finale così modesto e certamente inferiore all’inflazione media nel periodo sarebbe una scelta del tutto illogica. Gli ordinari vanno presi in considerazione come collocamento ad almeno 12 mesi – ma non molto di più – da parte di chi abbia liquidità da piazzare. Tale termine è determinato dal vincolo di cui si è detto sopra.

GLI INFLATTIVI – Più interessanti i Buoni indicizzati all’inflazione italiana, che garantiscono un tasso dello 0,50% fino a scadenza (10 anni) più il 100% del recupero dell’aumento del costo della vita, il che vale sia per le cedole sia per il capitale investito. Oggi l’inflazione è bassissima, ma occorre tenere presente che si situa sempre su questo fronte il maggiore nemico per il risparmiatore. Vedersi quindi riconoscere quella italiana maturata sull’indice Istat è un modo per quanto meno non farsi “bruciare” in termini di salvaguardia del capitale. Anche qui c’è però un vincolo: perché si possa godere di entrambe le indicizzazioni occorre che siano trascorsi almeno 18 mesi dalla sottoscrizione: condizione accettabile, perché chi intende proteggersi dall’inflazione non lo fa di certo posizionandosi sul breve periodo.

I RISPARMI NUOVI – Anche le Poste premiano i nuovi clienti o chi apporti altri capitali. Lo fanno con la serie dei Buoni 3×4 Risparmi Nuovi, che riconoscono un tasso nominale in crescita negli anni: 1,5% dal 1° al 3° anno, 2% dal 4° al 6° anno, 2,5% dal 7° al 9° anno e 3,61% dal 10° al 12° anno.Il rendimento lordo sull’intero periodo è del 2,4%. Il prodotto è caratterizzato da quattro scadenze non vincolate (appunto al 3°, 6°, 9° e 12° anno). A queste scadenze si ha diritto alla restituzione del capitale investito. Inoltre, quando siano trascorsi tre anni dalla sottoscrizione (prima dei quali non vengono corrisposti interessi nel caso di richiesta di rimborso) sono riconosciuti quelli maturati in coincidenza della scadenza precedente. IL NOSTRO GIUDIZIO: Il meccanismo appare un po’ complesso. Questi Buoni si addicono soprattutto a chi voglia utilizzare una delle fasce temporali di tre anni previste, assumendo comunque un impegno nel tempo abbastanza prolungato.

MEGLIO I BUONI POSTALI O I CONTI BANCARI VINCOLATI ?

La risposta è di natura fiscale: i Buoni postali sono tassati al 12,5%,  i conti bancari al 26%. La differenza è abissale e lascia intendere come molti piccoli risparmiatori siano attratti dalle Poste, fra l’altro premiate dal fatto di godere della garanzia statale. Per tanti già solo questo è motivo per preferire il risparmio postale.

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