La Borsa svizzera continua a salire: lo Smi Index conferma la sua forza, grazie a una situazione di un’economia che non risente minimamente della crisi. Certo il massimo storico dei quasi 9000 punti di febbraio 2007 è lontano. Ora siamo a 7820 punti, ma qual picco di sei anni fa era anomalo e dettato da una situazione di assoluta euforia dei mercati, seguita poi dal crollo – complici mutui subprime e Lehman Brothers – fino ai 5217 punti del 3 febbraio 2009. Da lì lo Smi ha reagito, muovendosi con una forte volatilità.

Veri elementi caratterizzanti di questo indice sono l’estrema rapidità di risposta, sia nelle cadute sia nei rimbalzi, ai fattori macroeconomici nazionali e la correlazione con la capacità all’export di una schiera di gruppi differenziati e del tutto slegati dalla finanza. Inevitabilmente alcune banche sono presenti allo Smi, e proprio loro rappresentano l’anello debole del listino. Ubs e CS Group (Credit Suisse) quotano a un quarto dai massimi, mentre le grandi del lusso corrono senza interruzione. I due esempi più significativi riguardano Richemont (Cartier, Baume & Mercier, Jaeger-LeCoultre, Piaget e Montblanc) e Swatch (Blancpain, Breguet, Longines, Omega, Tissot, oltre alla stessa Swatch): nell’ultimo anno non hanno risentito della crisi, sebbene ora qualche timore si manifesti riguardo alla capacità di tenuta sui mercati BRIC (Brasile, Russia, Inida e Cina)

Le vere sorprese – sebbene in alcuni casi parlare di sorprese sia eufemistico – sono altre. In particolare 5 società:

Galenica (sigla GALN) – Dal 2010 ha raddoppiato la sua quotazione e ora è ai massimi storici. E’ un gruppo diversificato di imprese attive nel settore farmaceutico, con ricerca, produzione, commercializzazione attraverso alcune reti specializzate (per esempio Amavita, Sun Store e Coop Vitality) e logistica. Negli ultimi 17 anni ha sempre garantito utili in crescita.

Lindt (sigla LISP) – Sale di mese in mese da ormai quattro anni. Produce e vende dolciumi e cioccolata, un marchio noto a tutti i golosi e in forte espansione a livello internazionale.

Nestlè (sigla NESN) – E’ uno dei titoli europei più consigliati dai gestori. In dieci anni è salito da poco più di 10 franchi agli attuali 62. Leader mondiale della nutrizione, è presente in oltre 80 Paesi, con 320.000 dipendenti.

Arytza (sigla ARYN) – E’ un caso quasi unico, non tanto per l’indiscutibile crescita in Borsa, quanto per il comparto in cui opera: è quello del pane, prodotto a livello industriale, con una diversificazione anche nel dolciario e nelle pizze. Ha filiali nel centro e nord Europa, negli Usa, nonché in Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Malesia, Singapore e Taiwan.

Novartis (sigla NOVN) –  Ha un andamento molto volatile, con trend decisi sia al rialzo sia al ribasso, ma si è avvicinata due volte a massimi storici di tutto rilievo. Si tratta di una multinazionale farmaceutica, la seconda al mondo per fatturato, leader nell’ambito dei farmaci generici.

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