Quanto è realmente credibile il Vix, l’”indice della paura”? E che cos’è? Cominciano a rispondere a quest’ultima domanda. E’ un indice utilizzato per misurare la volatilità delle opzioni sull’indice di Borsa americano S&P 500. Un valore elevato – normalmente sopra la barriera del fatidico numero 20 – indica che si diffonde preoccupazione e che gli operatori comprano opzioni “put” (cioè vogliono proteggersi da ribassi), le cui quotazioni aumentano.

Il Vix è uno strumento valido? L’esperienza soprattutto degli ultimi anni dice di sì e molti gestori professionali basano parte delle proprie valutazioni sul suo trend. In parole semplici è un termometro della paura, strutturato sulle scelte di chi muove i mercati, cioè i grandi gestori, cui sono destinati prodotti molto raffinati, quali le opzioni.

Il piccolo e medio investitore non ha possibilità di legare in qualche modo la propria operatività al Vix. Sappia solo che se la paura diminuisce l’indice torna sotto quota 20, e ancor meglio se scende sotto quota 10. Se la paura aumenta avviene l’opposto. Nel 2008, in occasione del crollo della banca d’affari statunitense Lehman Brothers raggiunse il massimo storico degli 80 punti. E iniziò un tracollo. Oggi siamo ben lontani da quella situazione. Monitorare però i livelli di 15 e 20 non farà certo di male ai vostri portafogli.

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