La statistica lo impone: alla metà del secondo ciclo di ciascuna Presidenza degli Usa si realizza una crisi dei mercati borsistici. Ci siamo! Proprio nei primi giorni di novembre c’è tale anniversario. In realtà alcuni studiosi di mercato prevedevano per questa volta una specie di salto dell’ostacolo, perché una coincidenza di diversi fattori portava a pensare che il ciclo espansionistico di Wall Street sarebbe terminato soltanto nel 2016. Il forte calo dell’S&P 500, realizzatosi dall’inizio del mese, con una caduta da 1970 a 1845 punti del pomeriggio italiano di ieri non lascia invece ben sperare, sebbene si tratti finora di una correzione inevitabile, dopo mesi di continui rialzi. Ormai i 1800 punti sembrano un traguardo inevitabile e un calo del 10% rispetto ai massimi estivi è giustificabile. Preoccupa piuttosto la rapidità del movimento, più veloce di quanto ci si attendesse.

FINO A UN -20% NON C’E’ TROPPO DA PREOCCUPARSI!

L’opinione più diffusa oltre Oceano tende comunque a essere ancora rassicurante. Per un complesso gioco di numeri e di evoluzioni grafiche  una correzione del 20% sarebbe ammissibile e non verrebbe a inficiare il trend rialzista iniziato nel 2012. E’ pur vero che la media mobile a 200 sedute è stata forata al ribasso, il che non costituisce un buon segnale, ma la forza del rialzo è stata tale negli ultimi due anni da tollerare ora un simile “peccato”. Lo sgonfiamento potrebbe quindi proseguire, con diversi supporti abbastanza ravvicinati, sui quali la caduta comincerebbe a trovare vari ostacoli. Sui 1740-1750 punti è collocata una barriera più forte ma, se varrà la previsione di un -20% accettabile senza compromettere il futuro, si ipotizzerebbe un proseguimento del ribasso a 1600 punti.

Forse un’ipotesi così pessimista appare poco probabile; eppure alcuni segnali la giustificano, soprattutto se Ebola si estendesse a macchia d’olio. Oggi l’allarme contagio pesa ben più delle incertezze dell’economia europea, del petrolio in discesa e del terrorismo integralista. L’S&P 500 lo conferma e perfino notizie molto positive, quali un forte calo dei sussidi della disoccupazione, non riescono a invertire il sopravvento dei venditori. Il quadro è instabile, ma l’effetto metà ciclo presidenziale è una pura coincidenza, con cui possono soltanto divertirsi i cabalisti della finanza.

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