La burrasca tanto annunciata alla fine è arrivata. Da giorni e giorni i segnali erano negativi, ma ieri l’Europa ha accelerato al ribasso per una serie di vicende parallele che prese individualmente non avrebbero preoccupato più di tanto, ma messe assieme hanno portato nubi nere nei cieli delle Borse, soprattutto mediterranee. Davvero sui mercati è in arrivo l’Orso (foto)?  In questi casi cosa occorre verificare? Ecco una sintesi di alcuni indicatori di cui tenere conto quando i segni meno hanno il sopravvento.

TANTI RIBASSI ASSIEME FANNO PIU’ PAURA 

Se i segni meno interessano tutti o quasi tutti i mercati c’è da preoccuparsi, specialmente se ciò avviene per numerose sedute successive. Nelle ultime settimane si è avuto un susseguirsi di giornate prevalentemente ribassiste, conferma di “sentiment” negativo. Sul Dax tedesco e sul Cac francese ben otto delle dieci sedute da inizio ottobre sono state caratterizzate da discese. Un po’ meglio sul Ftse 100 britannico, dove il rapporto è stato di sei con segno giù e quattro con segno su. Infine il nostro Ftse Mib (ieri sceso a 18.305 punti con un -4,4%), in cui sostanzialmente il quadro è apparso simile, sebbene con alcune sedute più accentuate e altre meno in termini di fluttuazioni. Indiscutibilmente il ruolo chiave di Wall Street resta confermato, ma non sempre si registra una stretta corrispondenza fra Europa e Usa. Anche New York è ora Orso, pur con toni meno accentuati.

QUANTI TITOLI IN RIALZO SUL TOTALE: UN INDIZIO UTILE DA VERIFICARE 

Altrettanto decisiva è la verifica del numero di titoli in rialzo rispetto a quelli in ribasso. Ieri su tutte le Borse europee il rapporto è stato pessimo, con una prevalenza di azioni in rosso, che in certi momenti hanno raggiunto la totalità. Non è questo un buon segnale, poiché conferma che la debolezza interessa tutti i settori e deriva da problemi a monte di natura economica o politica. Nella seduta di ieri si sono sommati i timori sulle banche greche, che potrebbero non superare gli “stress test” della BCE, sulla Legge di Stabilità italiana, sulla tenuta dell’economia globale, sul prezzo del petrolio in continua discesa e sulle voci di un rinvio dell’aumento dei tassi da parte della Fed statunitense. Troppi fattori negativi tutti assieme hanno condotto a un deprezzamento simultaneo dei mercati e quindi a un prevalere delle vendite.

ATTENZIONE A QUESTI  NUMERI

Decisivo per rivelare l’umore degli investitori è il Vix, indice di volatilità dell’S&P 500 statunitense chiamato anche “indice della paura”. Se sale sopra un certo livello (solitamente 25 e poi 30) la tempesta si avvicina. Ieri ha viaggiato fra 25 e 28, in una terra alquanto minata. Un indice della stessa volatilità è reperibile anche per il nostro Ftse Mib, accedendo al sito di Borsa Italiana. Quello a 30 sedute è sui massimi da quando è stato introdotto e quello a 90 sedute è leggermente sotto. Il “sentiment” quindi è negativo, dopo tanti mesi di crescita quasi incontrollata dei mercati.

GRAFICI DA POSSIBILE TREND NEGATIVO. MA SE DRAGHI…

E l’analisi tecnica cosa dice? Conferma la fase di accentuazione del calo delle Borse europee. Il Dax è ampiamente sotto la media mobile a 200 sedute, che sta assumendo un’indicazione al ribasso. Sugli 8100 punti troverà un supporto decisivo, rivelatore delle condizioni di salute della Borsa tedesca. Il Cac 40 si trova in una situazione simile, con una differenza: il prossimo supporto si colloca sui 3600 punti, molto lontano rispetto ai livelli attuali. E infine il Ftse Mib: anche qui il trend è simile a quello dei colleghi d’Oltralpe e un calo fino ai 18.000 punti potrebbe essere possibile. Chi può invertire trend così negativi? Ancora una volta tutto sta nelle mani di Draghi e della BCE. Se annunciasse un Quantitative Easing europeo, la reazione sarebbe violentissima e al rialzo. Molto quindi è perduto, ma non la speranza, sebbene in finanza si tratti di un concetto assai vago.

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