Che piaccia o no è la Germania a guidare l’Europa nell’ambito industriale e quindi il listino tedesco è lo specchio di riferimento per capire lo stato dell’economia europea. Il Dax, malgrado le attuali incertezze che scuotono l’Europa, dà prova di una certa forza, sebbene cominci a registrare preoccupanti tentennamenti. Non dimentichiamo però che non è lontano dai massimi storici. Il vero problema è proprio questo. La Borsa tedesca ha corso tanto, forse troppo, perché gli investitori hanno fiducia nell’economia tedesca e nei suoi pilastri industriali.

ATTENZIONE AL LIVELLO CHIAVE DEI 9600 PUNTI

9600 punti: se il Dax resta sopra, allora  tutto va bene e un rimbalzo è possibile. Se va sotto (confermando il movimento per alcune sedute) allora inizia un ripiegamento. Ieri ha ballato con questo livello, confermando inevitabile volatilità al suo avvicinarsi, per poi chiudere leggermente sotto (a 9595 punti). E le candele rosse hanno caratterizzato soprattutto l’industria esportatrice. Per esempio Basf, BMW, Daimler (cioè Mercedes), Henkel, Linde, Siemens e Volkswagen, in pratica il cuore del sistema produttivo. La correzione di agosto era stata ben più violenta, riportando il listino a cavallo dei 9000 punti, sulla pressione delle tensioni sul fronte ucraino.

Ora invece la preoccupazione è diversa. Si teme che l’Europa, nel suo complesso, non ce la faccia a riprendere velocità, con due accusati d’onore, Italia e Francia. Dato che una quota significativa dell’export germanico resta pur sempre nel nostro Continente, le sorti della sua industria sono legate ai Pil dell’area euro. Ecco perché nei prossimi giorni e mesi occorrerà seguire con costanza il Dax nei suoi movimenti, molto più che il Ftse Mib o lo S&P 500. Se i 9600 punti non fossero salvaguardati e poi si scendesse verso i 9000 il segnale sarebbe davvero negativo, anche perché – come sempre – le cadute sono veloci ma le riprese lente. Proprio l’andamento del listino tedesco lo conferma: ad agosto in sette sedute si sono persi quasi 1000 punti e, per riconquistarli, sono state necessarie diciotto sedute. Nemmeno tanto male, rispetto a precedenti correzioni!

E ALL’INTERNO DELL’INDICE TEDESCO INTERNO C’E’ UNA BUSSOLA: BMW

Volendo non solo capire l’indice in generale ma entrare anche in qualche vicenda specifica, vale la pena ricordare che una delle storie più significative dell’industria tedesca riguarda il costruttore automobilistico BMW, il cui titolo – sempre nervoso – anticipa spesso la strada del listino nel suo insieme. Se c’è qualche incertezza è lì che il mercato vende, se c’è forza è lì che compra. E adesso cosa dice? Non dà bei segnali, perché proprio nelle ultime due sedute ha prima raggiunto e poi forato al ribasso la media mobile a 200 sedute. Non succedeva da tempo: vuol dire debolezza, non momentanea ma di medio periodo. E non è un bel segnale pure il fatto che ieri un solo titolo abbia chiuso la seduta in positivo: si tratta di Merck. Tutti gli altri sono andati giù e anche di tanto.

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