Lo Shanghai Composite Index (SHCOMP), che ad agosto 2009 aveva raddoppiato il proprio valore in soli 10 mesi, grazie anche ai colossali investimenti del governo di Pechino per strade, ferrovie e abitazioni, è crollato del 43% dal picco di quattro anni fa, distruggendo 748 miliardi dollari (billions) di valore di mercato. Soltanto l’indice ASE della Borsa di Atene da allora è sceso di più in termini percentuali. Nel frattempo l’S&P500, l’indice azionario di Wall Street, non solo ha cancellato tutte le perdite della peggiore recessione dalla Grande Depressione, ma ha pure guadagnato, da quell’agosto di quattro anni fa, addirittura il 68%, raggiungendo un nuovo record proprio questo mese.

LA CADUTA DI PETROCHINA CO.

Un caso esemplare di questo declino è PetroChina Co., che nel marzo 2010 arrivò ad essere la più grande società al mondo per valore di mercato e che ora segna un ulteriore calo dell’11% da inizio anno: una lunga caduta che ha portato il colosso energetico di Pechino in decima posizione nella graduatoria per capitalizzazione di Borsa con circa 238 miliardi dollari.

MA A QUESTI LIVELLI SHANGAI TORNA INTERESSANTE

Ma qualcosa potrebbe cambiare. Secondo alcuni autorevoli grandi investitori, a questi livelli la Borsa cinese torna ad essere interessante, sia nell’immediato, sia nel medio-lungo periodo. Il rapporto prezzo/utili (P/E) dello Shanghai Composite Index si attesta infatti attualmente a 10,7 volte i guadagni, molto al di sotto del massimo di 29 volte che faceva segnare nel famoso agosto 2009. La Borsa cinese, che allora risultava molto più cara di Wall Street (negoziava con un premio del 59% rispetto all’ S&P 500), ora appare nettamente più a buon mercato: tratta infatti con il 34% di “sconto”, il livello più conveniente da quando Bloomberg ha iniziato nel 1997 la compilazione dei dati settimanali.

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