In settimana le quotazioni del petrolio hanno mostrato un forte incremento. Il WTI Light Crude ha toccato un rialzo massimo del 5% e il greggio del Mare del Mord (il Brent) quasi del 6%. Le forti pressioni rialziste sull’oro nero sono legate alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Le truppe jihadiste sunnite dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Syria spesso chiamato anche ISIL) stanno marciando verso la Capitale Baghdad. Partiti dai territori nord-occidentali dell’Iraq (quelli a maggioranza sunnita) i ribelli sono riusciti a occupare Mosul e interrompere i lavori in un grande stabilimento di raffinazione a Baiji trovando poca resistenza da parte dell’esercito governativo.

L’obiettivo dei sunniti è quello di costituire un califfato nei territori compresi tra Iraq e Siria. Sarà difficile allentare le tensioni nel brevissimo periodo sulla scia della debole risposta degli Stati Uniti. Il presidente Barack Obama ha, infatti, dichiarato di non aver ancora preso in considerazione l’invio di nuove truppe nel Paese medio-orientale ma al massimo l’utilizzo dei droni. Intanto, secondo indiscrezioni riferite dalla stampa, sarebbero già più di 500 mila i profughi che hanno lasciato le proprie case per raggiungere territori più sicuri.

Reputiamo che le quotazioni del petrolio abbiano ancora spazio per un ulteriore rialzo soprattutto se non ci sarà una risposta ferma e decisa da parte dei Paesi occidentali. Gli Stati Uniti non sono riusciti nell’ultimo decennio a costituire una democrazia che potesse governare a lungo sull‘Iraq. Le forti differenze della popolazione in materia religiosa (sunniti e sciiti sono i due principali rami dell’Islam e da secoli combattono per la conquista del potere in Medio Oriente) sono sempre state sottovalutate. L’esecutivo di Baghdad a maggioranza sciita è stato più volte coinvolto in decisioni contro la maggioranza sunnita delle regioni nord-occidentali. Tenendo conto della già difficile situazione in Siria che stenta a normalizzarsi, riteniamo che anche in Iraq la diplomazia avrà poco spazio per muoversi e lo scontro militare potrebbe essere inevitabile.

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Photo: courtesy Eni