Il tema dell’ abuso di diritto in ambito tributario è ormai ricorrente nei rapporti tra contribuenti e Amministrazione Finanziaria (nella foto il ministro dell’Economia Saccomanni con il premier Enrico Letta e, ultimo a destra, il direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera). Tanto che la stessa giurisprudenza è intervenuta in materia. E oggi l’abuso di diritto è applicato frequentemente dall’Amministrazione Finanziaria.

QUANDO SU CONFIGURA L’ABUSO DI DIRITTO

Già dal 2009 (sentenza del 13 maggio 2009 n° 10981) la Corte di Cassazione affermò il principio che “il divieto dell’abuso di diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio di imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici”. Per i giudici di Cassazione, tale principio è volto, in sostanza, a disconoscere gli effetti (ritenuti abusivi) di negozi posti in essere al solo scopo di eludere l’applicazione di norme fiscali o di ottenere vantaggi tributari.

COSI’ RIPARLO’ LA CASSAZIONE

Su questo tema è intervenuta recentemente e nuovamente la stessa Corte di Cassazione (sentenza n° 19738 del 29 agosto 2013), pur in un ambito molto particolare (soccida agraria), per ribadire che il principio dell’abuso di diritto sussiste qualora l’elemento predominante in un’operazione economica sia l’ottenimento di un vantaggio tributario; il tutto tenendo conto della volontà delle parti nello specifico contesto di fatto e di diritto.

Non altrimenti, nel caso in cui esistessero motivazioni diverse dal mero conseguimento del risparmio d’imposta ovvero qualora si potessero ravvisare motivazioni “non marginali” di natura extra-fiscale, il carattere elusivo (ed abusivo) dell’operazione andrebbe escluso. Tale potrebbe essere un’operazione posta in essere con valide ragioni economiche quali, quelle connesse ad esigenze di natura organizzativa ovvero che consistono in un miglioramento strutturale e funzionale dell’azienda. Sulla configurabilità o meno dell’abuso di diritto si richiamano più pronunce giurisprudenziali (Cassazione n. 20029/2010; 1465/2009; 8772/2008; 10257/2008; 1372/2011; 10807/2012).

CHI DEVE PROVARE COSA

I giudici della Cassazione pongono a carico dell’Amministrazione finanziaria la prova del disegno elusivo e delle modalità poste in essere per realizzare il presunto ed indebito vantaggio fiscale; tali da dimostrare che l’operazione è stata realizzata  solo per raggiungere un favorevole risultato fiscale al di fuori di una usuale logica di mercato.

Sul contribuente, invece, graverà l’onere di provare la esistenza di ragioni economiche, valide e alternative, che giustifichino l’operazione contestata dal fisco.

photo credit: Palazzochigi via photopin cc

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