Ce lo segnalano due lettori, con riferimento a casi ben precisi. Da qualche mese arrivano strane lettere da parte di fornitori di abbonamenti e servizi vari, in cui si fa riferimento a richieste di cambiamenti di condizioni e prestazioni, con aumenti di tariffe o canoni. Richieste che sarebbero avvenute da parte degli utenti, ma che in realtà non si sono mai verificate. Le stesse lettere segnalano poi numeri telefonici cui rivolgersi, naturalmente a pagamento, senza che ciò sia specificato.

La chiamata a un operatore porta spesso a verificare l’equivoco. La richiesta di cambiare condizioni è forse stata un errore. Ci scusiamo, ecc, ecc! Ma restano il disturbo e soprattutto il costo della telefonata.

Alcune lettere sono ben impostate. Fanno infatti sorgere il dubbio che i maggiori costi abbiano un certo impatto e quindi provocano uno scatto di rabbia in chi la riceve. Di qui l’immediato desiderio a chiarire la situazione, cioè a telefonare.

In Italia tutto è possibile, per la farraginosità delle normative, ma soprattutto per una brutta abitudine di molti fornitori di servizi: prestarli senza inviare un regolare contratto scritto, in cui siano ben specificati costi e condizioni. Ciò avviene in molti settori e specialmente laddove l’attivazione dell’abbonamento o del servizio passa attraverso un approccio telefonico, magari con registrazione del colloquio. Da parte logicamente del fornitore e non dell’utente, che cade in una trappola ben ingegnata.

DUE CONSIGLI PER LA DIFESA E IL CONTRATTACCO

1 – Non si accetti nessun abbonamento o servizio vario se non viene inviato dal fornitore un regolare contratto, con diritto al recesso entro un certo termine di tempo. L’Unione europea stabilisce che è specificamente previsto nei contratti negoziati a distanza.
Il D.lgs. 206/05 (“Codice del Consumo”) lo fissa per acquisti mediante corrispondenza o catalogo oppure via televisione, fax o Internet. Il recesso va esercitato entro 10 giorni lavorativi, che decorrono dalla conclusione del contratto in quelli che hanno per oggetto prestazioni di servizi, e dal ricevimento della merce nei contratti di compravendita. Il termine viene elevato a 90 giorni se il venditore non ha informato il consumatore del suo diritto.

2 –  A chi riceva lettere-trappola consigliamo di non telefonare ai numeri indicati nelle stesse e di rivolgersi agli altri canali a costo zero: il numero di telefono standard dell’azienda (è obbligatorio indicarlo, assieme all’indirizzo, ma molte società non li forniscono), la posta elettronica o la posta tradizionale. E di segnalare il caso al nostro sito, ai giornali o agli organi di controllo. Perché ingiustizia non trionfi!

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